Baby Driver – Il genio della fuga di Edgar Wright

Baby Driver, la sesta pellicola regista britannico Edgar Wright, riconferma lo stile eclettico ed efficace del suo creatore. Sin da sul esordio, infatti, il regista ha dimostrato la sua capacità citazionistica della società moderna: riprese veloci, riferimenti autoreferenziali (basta guardare la Trilogia del Cornetto con gli attori ed amici di sempre Simon Pegg e Nick Frost), insomma un agglomerato visuale e scenico che rende Baby Driver un ottimo film.

Baby Driver - Il genio della fuga di Edgar Wright

Un road movie dalla colonna sonora sempre presente, in cui l’asfalto diventa una pista da ballo per Baby, il giovane protagonista del film, in grado di compiere spericolate evoluzioni alla guida – e che non abbandona mai le sue cuffiette -. Le sue capacità alla guida vengono presto notate da Doc, un elegante criminale con il quale Baby ha un conto che deve saldare. Tra le cure all’anziano signore sordomuto che si è sempre preso cura di lui, l’amore verso la cameriera di un fast food e le sconsiderate notti passate alla guida, Baby vorrebbe solo smettere di stare al servizio di Doc e delle sue rapine.

Il film si apre, appunto, con una rapina ed una folle fuga con alla guida Baby (Ansel Elgort), un adolescente che trova rifugio nella musica e che per questo ha perennemente le cuffie alle orecchie. Doc (Kevin Spacey) è un criminale pericoloso, vendicativo e molto attento che costringerà il protagonista a lavorare per lui fino a che non avrà estinto del tutto il suo debito. Il Baby Driver si vedrà quindi catapultato in un mondo di colpi, stridii delle frenate e rombo dei motori che cercherà di coprire con la sua musica, con un risultato incredibilmente coreografico.

Baby Driver - Il genio della fuga di Edgar Wright

Non è la classica crime story su strada, ma una rivisitazione da parte di Edgar Wright per permette al film di avere un respiro più ampio. Persino la love story tra il protagonista e Deborah (Lily James) ha un sapore diverso rispetto al classico intreccio amoroso. Baby Driver è la prova del fatto che si può stravolgere un genere inflazionato, dandogli un’anima tutta sua.

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