Carlo Vanzina, un anno dalla morte del regista

Carlo Vanzina ci lasciava l’8 luglio dell’anno scorso. Insieme a suo fratello Enrico ha scritto delle pagine fondamentali del cinema comico italiano. Sebbene spesso siano state criticate, le sue pellicole sono state viste migliaia e migliaia di volte, tanto che alcune battute sono entrate del gergo delle persone, e non è certo una conquista da poco.

Carlo Vanzina, un anno dalla morte del regista

I Fratelli Vanzina hanno realizzato la stesura di sessanta film, ma colui che stava dietro la macchina da presa era proprio Carlo. L’attore Diego Abatantuono lo ha ricordato così: «Carlo era un signore, una persona elegante dentro, uno generoso, uno buono, unico. È per quello che bisognava lavorare sempre con Carlo. Ogni tanto bisognava fare film con qualcun altro, ma era sempre con lui che si doveva tornare a lavorare. Perché lui era qualità».

Carlo era figlio d’arte, del regista Steno, uno degli autori di rilievo della commedia all’italiana. La serie dei “cinepattoni” creata dalla sua mente e da quella di suo fratello, che li ha resi così popolari nella mente delle persone, è nata con il film “Vacanze di Natale” del 1983. Molte delle loro creazioni sono diventate dei veri e propri film cult degli anni Ottanta, simbolo di quel decennio all’italiana e fotografia grottesca e divertente di una società, con pellicole come Sapore di mare, Eccezzziunale… Veramente e “Yuppies”. Il suo ultimo film è stato “Caccia al tesoro”, con l’interpretazione dell’attore Vincenzo Salemme e dell’attrice Serena Rossi, uscito nelle sale nel 2017.

Carlo Vanzina, un anno dalla morte del regista

Il critico cinematografico Rocco Moccagatta durante il documentario di Stefania Carini dedicato a Carlo Vanzina: «Questa loro capacità di raccontare in diretta la società ha portato a un vero e proprio paradosso. Negli Anni 80 hanno rappresentato talmente icasticamente alcune figure come i cafoni arricchiti e i borghesi che cercano di elevarsi culturalmente, che sono stati accusati di complicità. Però quel tipo di rappresentazione è stata talmente formidabile nella capacità di cogliere lo spirito di un’epoca, che ha finito per generare dei modelli che a partire dagli anni 90 sono stati assunti anche da tanto pubblico.»

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